Il Consiglio nazionale ha respinto di stretta misura una proposta che chiedeva il ritiro delle armi di servizio private degli ex militari. La decisione riafferma la fiducia nel sistema di milizia svizzero e pone il principio della responsabilità individuale al di sopra di un sospetto generalizzato.
Testo: Andreas Widmer
All’inizio della Scuola reclute, ogni soldato svizzero riceve la propria arma di servizio personale. Per tutta la durata del servizio viene istruito intensamente al suo impiego sicuro e ne assume la piena responsabilità. Al termine del servizio, l’arma può essergli ceduta in proprietà, previo superamento dell’esame previsto e del relativo ottenimento del permesso d’acquisto di armi.
Sospetto generalizzato anziché fiducia
Un atto parlamentare intendeva porre fine a questa prassi consolidata. In futuro, il trasferimento della proprietà dell’arma di servizio personale avrebbe dovuto essere escluso. Alla base della proposta vi è l’idea che gli ex militari rappresentino un rischio maggiore una volta concluso il servizio. Una simile impostazione pone tuttavia tutti i militari sotto un sospetto generalizzato, nonostante abbiano dimostrato per anni la propria affidabilità.
Un effetto preventivo?
Il Parlamento ha respinto di stretta misura questa proposta. Determinante è stata anche la constatazione che il presunto effetto preventivo auspicato difficilmente può essere dimostrato sul piano statistico. La quota di omicidi commessi con armi dell’esercito è infatti molto ridotta. Una prevenzione efficace della violenza deve quindi concentrarsi sui reali fattori di rischio e non su misure puramente simboliche.
La responsabilità individuale è fondamentale
Il sistema di milizia svizzero è basato sulla fiducia, sulla responsabilità individuale e sul principio del cittadino responsabile e consapevole. Impedire agli ex appartenenti all’esercito, senza motivi oggettivi, di diventare proprietari della propria arma di servizio significa indebolire questa fiducia e mettere in discussione un sistema che ha dato prova della sua validità.
Proprio in un periodo caratterizzato da importanti sfide in materia di politica di sicurezza, la Svizzera dovrebbe rafforzare la propria tradizione di milizia, anziché svuotarla per ragioni ideologiche.
Andreas Widmer è presidente del Gruppo di lavoro per un esercito di milizia efficace e garante della pace.
Da molti anni si impegna a favore dei temi della politica di sicurezza e del rafforzamento del sistema di milizia svizzero.